La Suzuki Swift è un’utilitaria a cinque porte compatta (è lunga 385 cm) e dall’aspetto sfizioso (rinfrescato pochi mesi fa, con la mascherina più incassata e la griglia a nido d’ape). L’abitacolo è ampio, la capacità di carico solo discreta. In occasione del restyling, il 1.2 a benzina è stato modificato da cima a fondo per migliorare consumi ed emissioni. La cilindrata scende da 1242 a 1197 cm3 e il rapporto di compressione aumenta; i cavalli passano da 90 a 83, ma la vettura resta brillante in accelerazione e (grazie anche al motorino elettrico da 2,6 CV che la rende un’ibrida leggera), i consumi sono davvero bassi: abbiamo avvicinato i 20 km/l di media. L’auto è piacevole da guidare, complice la taratura piuttosto “ferma” delle sospensioni che limita un po’ il comfort sulle asperità; in compenso, l’abitacolo è ben isolato dal rumore del motore. Leggero ma non molto diretto lo sterzo, mentre la dotazione di serie è ricca: fari full led, chiave elettronica e “clima” automatico e sensori di distanza (aiutano parecchio: dietro non si vede granché). Nonostante la linea sportiva, l’abitacolo è spazioso anche dietro. Perfino chi siede al centro del divano, piatto, non viaggia scomodo sulla Suzuki Swift. Chi è al volante sta a proprio agio: si guida piuttosto in alto, con una buona visibilità anteriore. Le strade strette e il traffico non creano problemi, alla guida della Suzuki Swift: le dimensioni compatte, la buona visibilità anteriore e lo sterzo leggero facilitano la vita nei percorsi urbani. Grazie anche al sistema ibrido, i consumi nel traffico sono davvero contenuti (18,9 km con un litro rilevati da noi).